
- Regia
- Yuval Abraham, Basel Adra, Hamdan Ballal, Rachel Szor
- Uscita
- 2024
- Paese
- Palestina
- Durata
- 96 minuti
Voto complessivo
I nostri voti
In breve
Seguite Basel e Yuval, Red e Toby dei nostri tempi, in un…diciamo road trip alternativo tra le strade di Masafar Yatta, nelle montagne occidentali della Cisgiordania. Paesaggi mozzafiato, caprette e pollai, donne che vanno a scuola, finché ne hanno una. Tutto il documentario ruota attorno alla casa di Basel, il cui padre è proprietario di una pompa di benzina che rifornisce gli abitanti del circondario, finché hanno una macchina. Sì, il punto è esattamente che Basel è un privilegiato che grazie ai soldi di papino può permettersi gli studi, le videocamere per documentare ed ha accesso a internet…e uno così vorrebbe raccontarci quanto è dura la vita.
Passando al film: Il taglio narrativo desta da subito qualche sospetto di plagio a Christopher Nolan, con questi spezzoni di riprese che un po’ sono degli anni ’90, un po’ dei giorni nostri, ma la magia si perde tutta quando capisci che spesso sono scene simili di ruspe che buttano giù case e soldati che arrestano protestanti oggi come allora, perciò la trama ne risulta un po’ impoverita.
I dialoghi sembrano quasi sempre improvvisati, ma funzionano quando i personaggi si aprono a confessioni di dubbi e paure personali sul proprio futuro, sono molto realistici. Vedere persone a cui è stato tolto tutto, inclusi gli stabilizzatori per le videocamere, è straziante, soprattutto perché poi la qualità del girato ne risente parecchio, ad esempio le scene in cui Basel viene rincorso dai soldati ti fanno venire da vomitare, perché l’inquadratura è del tutto instabile.
Gli attori, per citare un pezzo di cinema nostrano, “non sono professionisti, sono presi dalla strada”, ma ci regalano comunque qualche picco di ironia o di sincera commozione qua e là.
Il finale è un magistrale cliffhanger che lascia spazio per uno o più sequel, anche se ciò che una spettatrice attenta desidera sono piuttosto tanti, tantissimi prequel, che forse non vedremo mai sul grande schermo.
Se siete arrivati fin qui, infastiditi, turbati, perfino allibiti per la banalità con cui ho trattato questo film, per il quale speravate che il sottoscritto si desse una regolata, allora forse il tempo impiegato a scrivere non l’ho sprecato.
C’erano solo due vie possibili per scrivere questa recensione: o è tutto uno scherzo, oppure niente lo è.
Avrete intuito quale via ho scelto e -spero- perché.
