Anora

9 Marzo 202580/1009 min
Uscita
2024
Regista
Sean Baker
Paese
USA
Durata
139'
Voto complessivo
I nostri voti
Regia
Recitazione
Sceneggiatura
Fotografia
Colonna sonora
Semantica
In breve
Anora è troppo pop per l’hip-hop e troppo hip-hop per il pop. Abbatte gli ultimi tabù dell’Academy sul cinema indipendente e per questo fa storcere il naso allo zoccolo duro dei film low-budget, low-fi, low quality, low-low. Vista senza alcun preconcetto, invece, resta una pellicola caoticamente bella.

Credo che nel cinema a volte possa essere istruttivo ricostruire la natura di una pellicola partendo da una prospettiva quantomeno insolita, senza focalizzarsi esclusivamente sul film in sé. Credo anche che l’opinione di 70mm sul successo di questo film indie di fronte alla maggioranza delle giurie cinematografiche (non solo all’Academy) sia un atto dovuto più di quello della magistratura con la vicenda di Al-Masri. E allora, se l’opinione di questa testata è un atto dovuto, mi assumo la responsabilità del seguente sproloquio, ovvero, per definizione, del seguente discorso fastidiosamente lungo, macchinoso e inconcludente.
Ma è anche la mia testata, e sfido a testa(ta) alta la censura dei miei colleghi in peer-review.
Raccontare cosa abbia reso Anora così trionfante, e anche qualitativamente molto valido, significa a mio giudizio ripercorrere brevemente gli elementi che hanno contribuito in egual misura, per bravura o per fortuna, al suo successo.

il contesto
Metà 2018: con una furba manovra di mercato, Dan Friedkin, ancora interessato solo a Toyota e cinema (quindi prima di Juric), acquisisce la maggioranza delle azioni della neonata casa di produzione e distribuzione Neon film. Negli anni Neon affina il fiuto, si specializza ed inanella un successo dietro l’altro, soprattutto per quanto riguarda la scelta delle distribuzioni: Parasite, Triangle of Sadness, Perfect Days, Anatomia di una caduta. Minimo comun denominatore: sono film indipendenti la cui qualità fa impallidire i budget hollywoodiani.
Negli stessi anni, ripescando un’idea avuta in gioventù, Sean Baker comincia a maturare l’idea di voler girare un film che abbia come protagonista la comunità russo-americana di New York, e dopo aver visto “C’era una volta a..Hollywood” di Tarantino, si convince che l’attrice perfetta per interpretare la protagonista del canovaccio a cui ha vagamente dato forma sia Mikey Madison (considerando il suo ruolo minore nel film di Tarantino, con il senno di poi definire Baker visionario è riduttivo).
Baker gira mesi per i night club e gli strip club di New York insieme alla moglie (sulla carta perché è la produttrice, de facto perché Sean è un paraculo), a Mikey Madison (che nel frattempo per calarsi nella parte impara il russo e la pole dance) ed al direttore della fotografia, cercando l’autenticità di cui ha bisogno per raccontare la propria storia, che prende così la forma definitiva.
L’incontro tra Neon e Baker per la distribuzione è il primo tassello.

la storia
Anora, soprannominata Ani, una sex worker di New York, durante un turno lavorativo, conosce e intrattiene Ivan Zacharov, detto Vanja, giovane rampollo di un miliardario russo. Lui si invaghisce di lei, e da cliente a pagamento, nell’arco di due settimane finisce per proporle di sposarlo durante un viaggio a Las Vegas. Anora accetta entusiasta, intravedendo la svolta per la sua vita, finché lo spettro dei genitori di lui non mette a repentaglio la felicità appena conquistata.
C’è un soggetto semplice ma promettente, così come una buona sceneggiatura, ben scritta e ricamata saggiamente su ciascun personaggio; gli sketch dondolano tra dramma e commedia con fare grottesco talmente credibile da avvicinarsi più alla realtà che alla finzione. C’è tanto materiale per far parlare i critici del cinema indie più di quanto il cinema indie voglia far parlare di sé; c’è una carrellata di luoghi che con la giusta fotografia rendono intere sequenze inevitabilmente iconiche. Ci sono recitazioni sorprendentemente convincenti performate da attori mai visti sui rotocalchi.

la semantica
È per caso uno stallo alla messicana fra Fargo, Pretty Woman e Diamanti Grezzi? Alcuni sembrano suggerirlo; la sagacia e la brillantezza del capolavoro dei Coen, la nemesi di Richard Gere e Julia Roberts, dei perbenisti e straricchi anni ’90, la frenesia di Adam Sandler in un’America adrenalinica fatta di eccessi emotivi in qualunque direzione si guardi. Altri gridano alla genialità con cui viene dissacrato il sogno americano, per l’ennesima volta aggiungo io, e come invece sia normalizzata la prostituzione e demonizzata l’ipocrisia di una classe miliardaria fintamente open-minded. Qualcun altro, ancora, non risparmia di sottolineare la natura bipolare della pellicola, specchio della vita di ciascuno di noi, fatta di circostanze e fortuiti eventi casualmente antitetici, piuttosto che di parabole perfettamente tracciate e inevitabilmente ascendenti/discendenti in forma mutuamente esclusiva. È certo che io non abbia la più pallida idea di quale di queste sia la migliore interpretazione; possibile nessuna di queste, come invece un po’ tutte. Suggerisco però di non calcare la mano: è l’indie, non il far west, c’è un limite a tutto.

Sono questi i tre fondamentali tasselli. Potrei aggiungere a mo’ di chiosa che Sean Baker, oltre ad averlo scritto e diretto, si è anche occupato in solitaria del montaggio usando Premiere, o che la sequenza iniziale del film in origine durava 30 minuti (salvo poi essere stata ridotta a 5, forse su suggerimento di qualcuno che ha avuto la lungimiranza di suggerire a Baker di non strafare), e che ancora la canzone dei Take That che accompagna la sequenza è stata scelta perché casualmente era in riproduzione su Spotify durante il montaggio, e a quanto pare ci stava da Dio (semicit.).

Sia chiaro: non credo che sia l’unico film della storia i cui retroscena sono ricchi di simpatici aneddoti: tutt’altro. Sto semplicemente affermando con la stessa verve del Presidente Mattarella che, nel caso di Anora, la sua genesi, il suo sviluppo e la sua traduzione su pellicola hanno contribuito significativamente a regalarci un film caoticamente bello.

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Wes Cracker

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