Nosferatu (2024)

18 Febbraio 202572/1006 min
Uscita
2024
Regista
Robert Eggers
Paese
USA
Durata
133'
Voto complessivo
I nostri voti
Regia
Recitazione
Sceneggiatura
Fotografia
Colonna Sonora
Semantica
Effetti speciali
In breve
Robert Eggers prende in mano un caposaldo letterario/cinematografico e lo tratta con attenzione e molta cura nei dettagli. Centra il bersaglio per quanto riguarda il gotico, ma ciò non basta a fare del film un capolavoro.

Lei, una fanciulla del tutto inespressiva; lui, un belloccio semipatentato. Una storia d’amore, di soprannaturale e di vampiri. Sarebbe tutto normale, se non fosse che questo non è il 2008 e che il film non è Twilight, bensì un remake di un colossal liberamente ispirato a una pietra miliare della letteratura.

Fedele al mio avatar, si scherza, ovviamente: Eggers, il regista, sa bene che la materia con cui ha a che fare va maneggiata con cura, ma noi siamo qui per chiederci: QUANTO sa davvero quello che fa? In buona parte, vi dico che lo sa.

Se esiste un’ambientazione gotica, questo film non solo la sintetizza, non solo la omaggia, ma le aggiunge anche qualcosa, con la sua narrazione spezzata, con in mezzo scene horr-oniriche e la sua fotografia sapientemente cupa tra colori freddi e nebbie dei Carpazi.

La prima parte del film cattura davvero lo spettatore in un crescendo che ti fa pensare “madonna adesso il conte Orlok appena arriva in Germania fa un casino. Thomas ce la farà a tornare e a riabbracciare la sua amata? E lei alla fine come la gestirà la relazione tossica con l’essenza stessa del male? È stata davvero sedotta o se l’è un po’ cercata? Il servo del capovampiro alla fine avrà davvero un ruolo? E ora la peste che cazzo c’entra? Wilem Defoe riuscirà a gestire contemporaneamente una caccia al vampiro e la direzione artistica della Biennale Teatro a Venezia?”.

Se vi sembra un po’ troppa carne al fuoco per essere gestita in circa mezzo film (la seconda metà), ecco, adesso ci capiamo. L’impressione è che la trama risulti un po’ sacrificata in nome dell’ “art pour l’art”. Accelerazioni e narrazioni parallele vanno benissimo, ma se poi quando i nodi vengono al pettine la matassa rimane intricata e per scioglierla servono un paio di forbici, un (bellissimo) fotogramma-ricordo come scena finale e poi tutti a casa, allora la sensazione è che qualcosa manchi per definirlo un successo su tutta la linea.

Ho capito: non ti puoi attaccare ai dettagli quando il film è erudizione, omaggio, allegoria, quando il cattivo non è “solo un vampiro” ma l’incarnazione del male stesso, e l’uomo fa quello che può per opporvisi, mettendo insieme i pezzi come può.

“Does evil come from within us or from beyond?”  Ho capito, e lo apprezzo anche, tutto ciò. Però qualche perplessità rimane.

Così come rimane la certezza che due spicci in più per le ambientazioni tipo il mare – che pare uscito dai primi anni 2000 – e per alcuni effetti speciali (l’ombra della mano nera che si estende su Wisborg) ce li potevano buttare. Non apro qui una parentesi di storia del cinema per fare paragoni con l’originale tedesco del 1921, o con il precedente remake firmato Werner Herzog (1979), altrimenti non basterebbe un libro. Mi limiterò a dire che l’opera si apre a tante possibili letture e considerazioni, e questo è di certo un suo merito; se ne consiglia la visione più in quanto tassello del suo genere che in quanto singolo prodotto.

I veri appassionati di occulto potrebbero rimanerci un po’ male e sono pertanto avvisati, tuttavia, se al liceo giravate con le magliette degli Evanescence ma poi quella fase è passata, il film potrebbe fare al caso vostro.

Autore

Martin Scherzoso

Martin Scherzoso

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