The Substance

3 Febbraio 202583/1007 min
Uscita
2024
Regista
Coralie Fargeat
Paese
UK, USA, Francia
Durata
142 min
Voto complessivo
I nostri voti
Regia
Recitazione
Sceneggiatura
Fotografia
Effetti speciali
Colonna sonora
Semantica
In breve
Cosa succede quando cerchi di realizzare una versione di te utopistica ed irraggiungibile? Succede che realizzi il capolavoro “The Substance”. Niente giustificazioni. VEDETELO.

Coralie Fargeat sta per salire, per la seconda volta nella sua vita, sul grande ring della cinematografia moderna.

Nonostante le speranze di poter assistere ad un buon incontro, i bookmakers non la danno certo favorita.

Nel tunnel che la condurrà al quadrato la regista è concentrata, nella testa rimbomba la frase che il suo mentore le gridava durante ogni sessione di allenamento: “Inquadra come Kubrick, sceneggia come Cronenberg”.

 

Il “gong” echeggia per il palazzetto, il pubblico con il fiato sospeso.

 

Bastano 5 minuti, la platea è ammutolita, la Fargeat ha appena sfoderato un colpo micidiale, mandando al tappeto l’avversario.

…7, 8, 9, 10

È KO tecnico.

È apoteosi.

È capolavoro.

È The Substance.

 

L’incontro merita di essere rivisto al rallentatore per poter apprezzare ogni piccola sfaccettatura.

 

La Fageat inizia piano, sembra studiare l’avversario, l’incipit alla Wikipedia della trama non sembra certo rivoluzionario: un’ex attrice premio Oscar in declino, al compimento del decimo lustro di vita, viene licenziata dal classico programma TV di allenamento in casa, quello con gli scaldamuscoli e i bodymostranatiche, tanto in voga negli anni ‘80 in America, perché ormai considerata un po’ andante dal direttore del canale, un uomo dalla mascella alla Mitch Buchannon. L’incapacità di accettare l’invecchiamento, accentuata dagli eventi che sembrano darle ragione, portano la protagonista, una splendida Demi Moore, a decidere di provare il programma sperimentale The Substance che promette di creare una versione perfetta e migliore di te.

 

Certo, la qualità della scena iniziale e qualche bella inquadratura avrebbero dovuto far intendere che era solo riscaldamento, ma l’idea di essere davanti al più classico dei body horror ha fatto cadere l’avversario nella trappola. Nel preciso istante in cui Demi Moore striscia nella clinica per la sperimentazione, la regista scarica tutta la sua forza, da lì in poi non si ferma più. Montante, jab, jab e ancora montante. Ogni scena, ogni inquadratura è uno spettacolo. Un continuo alternarsi di luci e ombre, i led e i colori sgargianti di un mondo patinato contrapposti alla realistica bruttezza del mondo reale.

 

D’altronde la Substance funziona proprio così: un’iniezione crea una versione di te migliorata, clone e matrice non possono coesistere e devono alternarsi una settimana ciascuno; semplici regole necessarie all’equilibrio tra i due mondi e alla sopravvivenza. La prima apparizione del clone Margaret Qualley è un pugno in pieno volto, la sua prova attoriale e, perché no, il nudo integrale sono pregne di espressività ed erotismo.

 

Da qui in avanti è un incontro a senso unico con il livello della regia che aumenta di pari passo alla violenza e alla crudità, culminanti nella scena finale dove la regista è stata in grado di elevare a match per il titolo mondiale quell’immaginario mostruoso tipico dei B-Movie horror che sono alla base di questo genere.

 

È KO tecnico.

 

Riapri gli occhi, sei ancora stordito.

Nelle orecchie hai ancora la colonna sonora propagata dalle casse del palazzetto e non riesci a scacciare il pensiero di come ogni colpo sembrasse incredibilmente andare a tempo come in una magnifica e terrificante danza.

Cerchi di mettere in fila le idee, come è possibile che il tuo avversario sia così forte? L’insegnamento dei vecchi maestri è evidente, e sicuro avrete già letto svariati e autorevoli “Le dieci citazioni cinematografiche che non hai notato in The Substance”. Il film ne è pieno, in effetti, ma Coralie Fargeat dimostra di saperle maneggiare con maestria senza mai scadere nella piaggeria o nella civetteria.

 

Hai perso, ma la sconfitta ti ha portato a riflettere su cosa rappresentasse quell’incontro per la Fargeat. Nell’immediato noti una forte critica agli eccessi della chirurgia estetica, ma poi capisci che il concetto si estende ad ogni tipo di disturbo per il quale distorciamo la nostra realtà a causa della distanza tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, forse anche con la complicità di modelli sempre più fittizi e accessibili.

 

Hai perso, ma non sei mai stato così contento.

Autore

Quentin Malandrino

Quentin Malandrino

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